Sonos e sensos: le remote origini del canto a tenore e della lingua sarda
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Irborróschiu [irbor’roškiu] s.m. Mus. È possibile pensare ad un’armonia dissonante nel canto polivocale a tenore? Sembra quasi un ossimoro, stante l’abitudine, ormai pluridecennale, di costruire armonia aggraziata e dolce nella tessitura dell’accordo delle parti vocali del canto a tenore in cui le voci ‘suonano insieme’. L’imperativo odierno è
cabillu [ka’billu] con sonorizzazione ([k]>[g]) agg. legato a ballu. Indicava il ballo tipico de is cabillus. Del ballu cabillu si dice che sia nato nel corso del XIX secolo presso le popolazioni dell’Ogliastra e della Barbagia, tuttavia, non esistono attestazioni storiche in questo senso. La produzione sonora del
pesàda [pε’šaᵭa] s.f. Poes. Nella produzione di modellos (cfr Rimas) il termine pesàda è spesso utilizzato per indicare la strofa iniziale dove è esposto il contenuto peculiare di un componimento. Quel contenuto verrà poi ripreso con sviluppo di rime e versi di nuovo contenuto, con retrogradazioni e proliferazioni
mutta [’mutta] s.f. Nella cultura sarda della tradizione mutta è parola multiuso e densa di significato in numerosi àmbiti della produzione materiale come culturale, poetica, musicale. 1 Psicol. Disposizione d’animo. Ispirazione. Il vocabolo è ancipite. Bona o mala mutta [’bɔna o ’mala ’mutta] Buona o cattiva disposizione d’animo. cfr la
tattaju [tat’taju] s.m. Il marito della nutrice o bàlia ‘tattaja’, non ha a che vedere con il significato del ritornello della forma musicale del repertorio del canto a tenore. Tattàja è in stretta relazione semantica con il verbo tattare, thathare o sassare ‘saziare, alimentare al seno un neonato’.
ispentuma [iš’pentuma] s.f. Territ. Luogo desolato e privo di risorse. Dirupo. Abisso. La definizione non è di natura Geol. Nell’immaginario collettivo è il luogo dove gli individui andavano, o erano condotti, a morire d’inedia o per dirupamento. Sulla seconda ipotesi non si hanno testimonianze e si pensa che il precipitarsi fosse
S’ispéntuma de Babayècca Leggi tutto »
tzìppiri [’tsippiri] s.m. A lungo confuso con il nome del rosmarino, che M. Pittau riferisce avere basi etimologiche in punico zìbbir, sopravvive in alcuni comuni sardi il nome tzìppiri per indicare una voce maschile particolarmente acuta. Non occorre grande cultura per capire che fra i due vocaboli non ci sia alcun
Un amico, diversi decenni addietro, era stato costretto ad emigrare dal paese in preda ad una siccità protrattasi per cinque anni. Decise di andare in cerca di pascoli con il gregge di capre in provincia di Alessandria. Sbarcato a Genova, ancora dentro il porto, un individuo gli si avvicinò e gli domandò: «Ce n’hai erba?»
Ello [’ello] Relig. Appartiene al linguaggio del quotidiano di ogni varietà linguistica della Sardegna e, stante l’abbondante uso, risulta impossibile inquadrarlo in una classificazione grammaticale. Si impiega per rafforzare una affermazione, si usa per introdurre una domanda, sottolinea una palese evidenza: vive nel segno dell’antifrastica come nel parlare familiare, amicale,