
Supramonte [suꝑra’mɔntε] s.m. Tre comuni della Sardegna centro-orientale condividevano, per secoli, la medesima forma di produzione economica determinata dall’orografia del territorio su cui gravitano ancora gli attuali insediamenti urbani: Baunei, Urzulei e Dorgali.
Quei rilievi calcarei magnesiaci creatisi nel Mesozoico, per lo più spogli di vegetazione e con scarso pascolo per la gran parte degli animali d’allevamento, furono da sempre il regno della capra e dei suini.
Il massiccio di quei rilievi si estende però anche ai territori di Oliena ed Orgosolo e, per certo, durante lungo tempo, anche lì si praticava lo stesso allevamento.
Alcuni bovini di taglia ridottissima sas bacheddas de Ortullè, condividevano ristretti pascoli di quelle lande.
I maiali erano allevati nei boschi cibandosi di lentisco, funghi, erba, ghiande e mangiavano anche prodotti della trasformazione del latte (jotta) e avevano aggiunte di cereali come l’orzo.
L’asperità del territorio consentiva una agricoltura di stretta sussistenza mentre i manufatti si basavano sull’utilizzo del legno e della pietra da cui ricavare principalmente i ricoveri per animali (mandras, crapìles, idìles) e persone (cuìles).
Ogni utensile ligneo (tazacasu, pilisa, mùrica, ispesale, ùdulu), di férula (zumpeddos) o di sughero (malune, ajone) era fabbricato a mano con la mediazione della lama de sa resorza da parte del pastore nella disponibilità del tempo della custodia del proprio gregge. L’abitazione del pastore era eretta con materiali del luogo in cui egli operava: preda e linna (traes e frascas).
Da Ghirvéri a Monte Santu, fino alla metà del diciannovesimo secolo, non esistevano confini e i Dorgalesi coabitavano con pastori di Baunei e di Urzulei sul versante orientale del Supramonte come con pastori di Orgosolo e di Oliena sul versante centro-occidentale. Certamente un tempo anche Orgolesi ed Olianesi allevarono greggi di capre sui loro territori montuosi.
Per la lavorazione dei metalli, in tutta l’Isola si esboscarono vasti territori in cui potevano trovare pascolo gli ovini. Molte popolazioni montane furono spinte ad andare alla ricerca di altre forme di produzione economica e alla pratica della transumanza delle greggi di pecore.
Fino alla prima metà del ventesimo secolo i Dorgalesi hanno vissuto sui rilievi di quel massiccio definendo le vette in cui dimoravano puntas e i pianori elevati dove fissare sos campos (Doinanìcoro, Oddéu) evitando di nominare il Supramonte. Anche su massaju specificava il nome de su zassu de su possessu senza ricorrere al nome de su sartu.
Le prime popolazioni sapevano bene il significato del nome di questo territorio. L’allontanamento da esso per abbracciare altri modi e forme di produzione economica ha rimosso dalla limba la significazione del termine e corrotto la pronuncia fino a creare il plurale Supramontes: una -s finale giustifica il numero delle cime?
Ci si convince che si tratti del territorio “sopra i monti”!
Sul piano linguistico non si riflette sul fatto che a Dorgali non esiste l’avverbio supra per indicare la posizione superiore a qualcosa per la quale si usa invece in pittu.
Il latino super ha base etimologica in accadico šūburu, šū-up-pu-ru “far andare di là, estendere oltre”: ciò che sta alla base anche del logudorese subra.
Pertanto il significato di Supra– non deve intendersi come sopra o al di là: si tratta di un’assonanza.
Un territorio quasi esclusivamente montano giustificherebbe -monte, ma se la prima parte di supramonte non è parola del dizionario dorgalese, di sicuro nemmeno la seconda parte lo è.
Oggi, colui che va a fare escursioni su quei paesaggi in cerca di vette da scalare, di arrampicate su pareti precipiti o per passeggiate salutari che consentono di ammirare panorami mozzafiato è convinto di andare ‘sopra il monte’.
Ma come è utile ribadire: Supra non significa ‘sopra, in alto, su’.
Non si può parlare di accatto recente dal sardo o dall’italiano, né proviene dal latino o da altra lingua venuta dopo la dominazione romana.
Il prof. Gianni Battaccone dell’Università di Sassari ha compiuto studi sulle bacheddas de Ortullé (non hanno altra denominazione nei comuni d’intorno) e, dalla comparazione del DNA, questi bovini dalla taglia ridotta risultano essere allevati nella zona di Gorroppu già in epoca nuragica. Anche il toponimo Supramonte viene da quelle epoche!
La base etimologica che spiega l’arcaica forma di produzione pastorale di quei luoghi è la parola accadica supūru* ‘sheepfold / ovile, caprile’ ma anche la parola supūru con significato di ‘fold for cattle / allevamento per bovini’, ed entrambe, nella trafila fonetica diventano supuru > supra.
A questa parola dovette affiancarsi l’akk. mātu ‘1) (own) home country, home territory, the land, the state / pays d’origine, territoire d’origine, la terre, l’État / paese d’origine, territorio d’origine, la terra, lo Stato’.
Dunque non di monte si tratta, seppure, in Sardegna sono nominate monte anche alture di poche decine di metri: Monte Urpìnu, a Cagliari, ha la parte più elevata intorno a 90 metri. Sarebbe più appropriato colle, collina, poggio anziché monte. Ma qualunque altura si elevi rispetto al territorio circostante, come si riscontra nell’accadico matāḫu ‘lift / sollevare, elevare’, in Sardegna è nominato monte e derivato dal latino mōns montis di cui si ignora però la base etimologica che si trova, manco a dirlo, nell’accadico mātu ‘monte, paese’.
Inizialmente dovette aversi la locuzione supūru mātu > supra monte (con -n- epentética) a connotare la specificazione di questo territorio come “il paese d’origine degli allevamenti, dei cuìles”.
La coabitazione di centinaia di pastori e migliaia di capi di bestiame bovino, caprino, suino ha conservato integro l’ambiente naturale: questo, oggi, diventa meta di visitatori noncuranti delle etimologie dei toponimi, come gli stessi residenti. Chissà che gli uni e gli altri abbiano cura dei luoghi che visitano rimasti inalterati da millenni attraverso la pratica dell’allevamento.
Bibliografia:
-AA.VV. Pastori a Dorgali, Raichinas e chimas, 2022.
-S. Dedola, Il primo galoppo, 2025.
-S. Dedola, La toponomastica.
-Bartolomeo Fancello, Dorgali Toponimi, Solinas, 2018.
-Leo Fancello, Cuìles, 2003.
-Leo Fancello, Cuìles, 2025.
-A. Deplano, Dizionario Etimologico Dorgalese.
–https://www.assyrianlanguages.org/akkadian/dosearch.php?searchkey=pays&language=french&offset=30.
-G. Semerano, Le origini della cultura europea.
©Andrea Deplano 2025.
Nella foto di Titti Deplano, cuìle del Supramonte.